E-learning

Il sapere è al tempo stesso l'esigenza e lo strumento essenziale dello sviluppo
La piattaforma e-learning di Fondazione Patrizio Paoletti è stata concepita e realizzata per sostenere e implementare i percorsi di lifelong learning che l'ente progetta e sviluppa in Italia e all'estero. Sulla piattaforma sono presenti contenuti ed esercizi fruibili in quattro differenti lingue per far fronte ad un utenza diversificata e diffusa, ad oggi, su quattro continenti. La piattaforma contiene un sapere pedagogico derivato dalle attività di ricerca (neuroscientifica, educativa, didattica e compilativa) che la fondazione promuove e persegue, i corsi sono seguiti da docenti e tutor specializzati. Sulla piattaforma si possono consultare materiali e testi specifici di Pedagogia per il Terzo Millennio, sistema pedagogico che opera per il miglioramento e lo sviluppo del potenziale di relazione tra gli individui.

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Perché la nostra felicità dipende da quanto ci doniamo agli altri
Perché la nostra felicità dipende da quanto ci doniamo agli altri

di CIRO SCATEGNI

Il miglior modo per sentirti felice in un momento difficile, o semplicemente per cambiare umore dopo una giornata in cui tutto sembra essere andato storto, è fare qualcosa per gli altri.

Ancora una volta la ricerca scientifica lo ha dimostrato: fare qualcosa per le persone che amiamo o per la comunità migliora concretamente il nostro benessere emotivo e fisico. Non solo, ma è molto più efficace che fare qualcosa per noi stessi, come distrarci facendo shopping o uscendo con gli amici.

Non è una novità scientifica che i comportamenti prosociali generino in chi li adotta emozioni positive forti, producendo un maggior grado di benessere. Ma uno studio della University of South del Tennessee, pubblicato sulla rivista Emotion, ha dimostrato anche che dirigendo la stessa attenzione verso se stessi, non si verificano significativi cambiamenti emotivi e non si producono rilevanti miglioramenti psicologici.

Lo studio ha coinvolto 473 volontari, divisi in quattro gruppi. Al primo gruppo è stato chiesto di praticare atti di gentilezza come raccogliere la spazzatura per strada. Il secondo gruppo si è concentrato su atti di gentilezza come offrire un caffè ad un amico, oppure aiutare un membro della famiglia a preparare la cena. Ai membri del terzo gruppo è stato chiesto di portare a termine atti di gentilezza verso se stessi, come fare più esercizio fisico o concedersi un giorno di ferie. Il quarto gruppo fungeva da gruppo di controllo, senza operare al di fuori delle attività abituali.

Prima e dopo le sei settimane, tutti i partecipanti hanno riempito un questionario che ne valutasse il benessere psicologico, emotivo e sociale ed hanno riportato, ogni settimana, le loro emozioni positive e negative nel corso dello studio. Di fatto, solo le persone a cui era stato affidato il compito di adottare un comportamento egoista non hanno riportato alcun miglioramento nel benessere generale o nelle emozioni positive.
Questo studio va ad arricchire una corposa letteratura scientifica in ambito psicologico, neuroscientifico e neurofisiologico che ha già provato quanto compiere atti altruistici possa promuovere la nostra salute mentale, così come il nostro benessere fisico.

Un’altra ricerca dell’Università della California, ad esempio, ha dimostrato che un atteggiamento altruista può ridurre la pressione sanguigna e lo stress, favorendo nel cervello il rilascio di dopamina, il “neurotrasmettitore del benessere”.

Anche uno studio dell’Università di Exeter, analizzando 40 ricerche su questo argomento, è arrivato alla conclusione che dedicare un po’ del nostro tempo agli altri fa bene alla salute perché ci rende più soddisfatti di noi stessi e ci conferisce una maggiore sensazione di benessere generale, riducendo anche problematiche come depressione e ansia.

Molto interessante è l’analisi che Suzanne Richards, che ha condotto questa ricerca, fa delle attività di volontariato: “Numerosi dati paiono deporre a favore di un effetto positivo del volontariato sulla salute, ma per lo più si tratta di evidenze narrative e nessuno aveva mai messo a confronto i dati degli studi sperimentali condotti sul tema. Noi abbiamo analizzato tutti assieme i risultati di ricerche sperimentali e di studi longitudinali di coorte, durati molto a lungo”. La sorpresa più grande è stata che tra coloro che svolgono volontariato si evidenziava un aumento della longevità del 20%!

D’altra parte, un celebre studio sviluppato in tre centri americani coordinati dall’Università di Buffalo, condotto su 846 persone e durato cinque anni, aveva già dimostrato che tra le persone che vivevano situazioni altamente stressanti (povertà, malattie, ecc.), coloro che negli anni precedenti avevano aiutato altre persone mostravano tassi di mortalità più bassi rispetto a chi non l’aveva fatto.


Tutti questi studi ci dicono che c’è uno stretto legame fra benessere psicologico, emozioni positive e sistema immunitario. Ma soprattutto queste ricerche sfatano il mito, molto diffuso nella società moderna, secondo cui la felicità può essere raggiunta guardando solo a se stessi. Dedicarsi agli altri, anziché attendere passivamente attimi di felicità, costituisce un tipo di tensione prosociale che ci rende più forti e migliora la qualità della nostra stessa vita.

Ecco perché è così importante imparare a donarsi di più, imparare a "guardare agli altri come a quel nostro tessuto neuronale espanso, in grado di fornirci in ogni momento altre ed irrinunciabili soluzioni al contesto della nostra vita” (Patrizio Paoletti).