E-learning

Il sapere è al tempo stesso l'esigenza e lo strumento essenziale dello sviluppo
La piattaforma e-learning di Fondazione Patrizio Paoletti è stata concepita e realizzata per sostenere e implementare i percorsi di lifelong learning che l'ente progetta e sviluppa in Italia e all'estero. Sulla piattaforma sono presenti contenuti ed esercizi fruibili in quattro differenti lingue per far fronte ad un utenza diversificata e diffusa, ad oggi, su quattro continenti. La piattaforma contiene un sapere pedagogico derivato dalle attività di ricerca (neuroscientifica, educativa, didattica e compilativa) che la fondazione promuove e persegue, i corsi sono seguiti da docenti e tutor specializzati. Sulla piattaforma si possono consultare materiali e testi specifici di Pedagogia per il Terzo Millennio, sistema pedagogico che opera per il miglioramento e lo sviluppo del potenziale di relazione tra gli individui.

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Cosa ci insegna quel meraviglioso abbraccio tra Premi Nobel?
Cosa ci insegna quel meraviglioso abbraccio tra Premi Nobel?

Siamo al 14° World Summit of Nobel Peace Laureates di Roma, a cui la Fondazione Paoletti è stata invitata a partecipare. Durante il suo intervento, Shirin Ebadi, Premio Nobel per la pace nel 2003 per la sua lotta per i diritti umani in Iran, all’improvviso si alza in lacrime e abbraccia Tawakkol Karman, prima donna araba a ricevere il Premio Nobel per la pace nel 2011 per la sua campagna che ha portato al rovesciamento del regime nello Yemen.

“Chiedo perdono a nome del popolo iraniano - dice Ebadi - per quello che il governo del mio Paese ha fatto allo Yemen di mia sorella Tawakkul, aiutando la controrivoluzione a soffocare il cambiamento”.

L’atmosfera della sala dell’Auditorium , trasformata dal potere dell’empatia, cambia in un attimo. È un gesto immediato che fa percepire a tutti, in un istante, il significato più profondo, tangibile e concreto della parola “pace”.

Abbiamo compreso più a fondo ciò che il giorno prima aveva detto il Dalai Lama nel suo intervento al Summit: “la pace nasce da noi, dalle nostre emozioni”.

Shirin e Tawakkol sono due donne divise dalla loro nazionalità, cultura e religione, ma unite da una profondo senso di umanità e di compassione verso gli altri, che le ha portate a spendere tutta la loro vita per la costruzione della pace nei loro rispettivi Paesi.

Il loro abbraccio fa convergere due esperienze così diverse e così uguali in un unico grande atto simbolico, capace di insegnarci che ciò che chiamiamo pace nasce dalla volontà e dalla capacità di ognuno di noi di accogliere l’altro nel nostro cuore.

Quell’abbraccio ci ha insegnato che nessun processo di pace, individuale o collettivo che sia, cade dal cielo. Lo hanno più volte ribadito in questi giorni i tanti Premi Nobel intevenuti al Summit.

Abbiamo imparato che ogni processo di pace può iniziare solo se gli uomini e le donne diventano capaci di dare spazio ai loro valori più profondi, senza reprimere quel bisogno di socialità così radicato nella natura umana.

Abbiamo imparato che ogni processo di pace nasce dal riconoscimento dell’altro come ricchezza, dalla valorizzazione delle differenze e dalla capacità di investire sulla nostra compassione.

Abbiamo imparato che la pace sarà al sicuro se impariamo ad educare sempre meglio i nostri figli in questo senso.

Quello che abbiamo imparato guardando quell’abbraccio, è che la pace può esistere solo se ognuno di noi la desidera al punto da fare ogni giorno qualcosa per alimentarla e per difenderla.

La pace è nelle nostre mani.