E-learning

Il sapere è al tempo stesso l'esigenza e lo strumento essenziale dello sviluppo
La piattaforma e-learning di Fondazione Patrizio Paoletti è stata concepita e realizzata per sostenere e implementare i percorsi di lifelong learning che l'ente progetta e sviluppa in Italia e all'estero. Sulla piattaforma sono presenti contenuti ed esercizi fruibili in quattro differenti lingue per far fronte ad un utenza diversificata e diffusa, ad oggi, su quattro continenti. La piattaforma contiene un sapere pedagogico derivato dalle attività di ricerca (neuroscientifica, educativa, didattica e compilativa) che la fondazione promuove e persegue, i corsi sono seguiti da docenti e tutor specializzati. Sulla piattaforma si possono consultare materiali e testi specifici di Pedagogia per il Terzo Millennio, sistema pedagogico che opera per il miglioramento e lo sviluppo del potenziale di relazione tra gli individui.

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Come possiamo allenare la nostra memoria
Come possiamo allenare la nostra memoria

Uno dei problemi più comuni tra quelli che si possono incontrare nel campo dell’apprendimento, è sfruttare le capacità di memorizzazione del nostro cervello. Ci sono molti elementi che non aiutano la nostra memoria, alcuni sono di ordine alimentare e chimico, come l’assunzione di caffeina o altri eccitanti, altri sono di ordine emotivo, uno di questi può essere lo stress. Per alcune persone, soprattutto per i ragazzi alle prese con esami scolastici e universitari, la paura di una sconfitta o di un insuccesso non fa altro che alimentare lo stress e diminuire la capacità di ricordare. Arrivare concentrati e con la mente allenata ad appuntamenti importanti, come per esempio gli esami di maturità, è di fondamentale importanza. In quest’articolo, proveremo insieme a capire dove risiedono le nostre capacità mnemoniche e qual è il segreto per migliorarle.

Numerose sono le ricerche sulle attività cerebrali e sempre più sorprendenti le scoperte sulle reazioni che ha il cervello nei confronti degli stimoli esterni. Per certi versi il cervello può essere trattato come un muscolo, per cui più lo si tiene in allenamento, cercando di stimolarlo continuamente, e più si rafforza.

Le più avanzate ricerche neuroscientifiche confermano quest’idea. In tale direzione, ad esempio, ha lavorato l’Istituto di ricerca della Fondazione Paoletti, in collaborazione con diverse università a livello internazionale, nello studio sul “Quadrato Motor Training”. Le ricerche hanno dimostrato che, attraverso una particolare tecnica di attività motoria, è possibile stimolare i processi cerebrali, migliorando l’attenzione, la creatività, la capacità di gestire e prevenire i problemi e, di conseguenza, la gestione dello stress. Inoltre i ricercatori hanno rilevato, dopo soli 90 giorni di esercizi, un notevole incremento delle fibre nervose e delle connessioni fra le varie aree del cervello (in particolare fra i peduncoli cerebellari e il tronco encefalico).

Gli studi neuroscientifici sono riusciti negli anni a svelarci sempre di più sui processi che governano le singole abilità cognitive dell’uomo. Ad esempio, la scoperta della zona dell’Ippocampo come sede principale della nostra memoria si deve soprattutto allo studio operato nella seconda metà degli anni ‘50 dalla dottoressa Brenda Milner, della McGill University in Canada. La dottoressa notò che un suo paziente, Henry Molaison, dopo aver subito l’asportazione di alcune porzioni di cervello per curare una forma epilettica, tra le quali gran parte della formazione ippocampale, non riusciva più a memorizzare nuove informazioni autobiografiche. Tuttavia aveva conservato intatti i ricordi precedenti all’operazione. Gli studi della dottoressa Milner hanno aiutato a capire come i diversi sistemi cerebrali sono responsabili della formazione di diversi tipi di memoria, aprendo le porte verso studi più specifici nel campo dei processi mnemonici.

Ma potreste rimanere sorpresi dallo scoprire che uno dei fattori che maggiormente influisce sulle buone prestazioni della nostra memoria, e sulle dinamiche di apprendimento, è un elemento presente in maniera innata in ogni individuo: l’immaginazione. Ci sono diversi modi di immaginare, quello cui intendiamo dare risalto non consiste nel semplice fantasticare: è necessario identificare l’immaginare con il consapevole posizionamento spaziale di un’immagine mentale. Per comprendere meglio potreste quindi immaginare la vostra mente come un giardino, una stanza, un castello, posizionando in esso gli avvenimenti della vostra vita o i percorsi mnemonici che faticate a ricordare.

Aristotele era convinto che l’animo umano non fosse in grado di pensare senza la creazione di un’immagine mentale. Dominic O’Brien, noto mnemonista inglese, seguendo il principio aristotelico sostiene l’idea che questo tipo di immaginazione sia il segreto per avere una memoria perfetta. È convinto che ogni persona sia potenzialmente in grado di riuscire in esercizi che, ad un primo impatto, possono sembrare impossibili, come memorizzare la sequenza completa di un mazzo di 52 carte in pochi minuti. In realtà basta conoscere e mettere in pratica delle semplici tecniche che aiutano la memoria a lavorare in modo più efficiente.

Usare la creatività e l’immaginazione, dunque, alimenta le connessioni tra i circa 100 miliardi di neuroni presenti nel nostro cervello. In che modo? Lavorando per associazioni di idee, cioè definendo un oggetto non per quello che è, ma per l’idea a cui lo associamo. Nell’antica tradizione retorica romana, per esempio, per ricordare gli elementi di un discorso nella corretta sequenza si utilizzava il metodo dei loci. Questo consisteva nell’associare le tappe del discorso a dei luoghi familiari, come le stanze della propria casa. Così facendo, il cervello associa all’ingresso della casa, per esempio, l’incipit del discorso, al corridoio il primo concetto da esporre e così via. Le espressioni “in primo luogo, in secondo luogo…” hanno origine proprio da quest’antica tecnica mnemonica.

La ricerca neuroscientifica ha dimostrato, attraverso diversi studi come quello sulle reti neurali artificiali di Cottrell, quelli sulla teoria TEC (Theory of Event Coding) e la più recente ricerca sul Quadrato Motor Training della Fondazione Paoletti, come le nostre facoltà cognitive, di percezione spaziale e motorie siano strettamente collegate. La percezione, il riconoscimento e il posizionamento di un concetto, di un'esperienza all’interno di uno spazio mentale codificato, aumenta di molto la capacita mnemonica personale.

Attraverso tecniche e strumenti che lavorano con l’associazione di idee, la loro immagine mentale e il loro posizionamento spaziale, si possono ottenere capacità mnemoniche davvero elevate, in diversi campi ed a tutte le età. La ricerca neuroscientifica ci mostra ancora una volta, quindi, non solo che è possibile allenare il nostro cervello, ma che dobbiamo continuamente stimolare le connessioni tra le sue differenti aree, in un’ottica di un miglioramento costante e continuo delle nostre infinite potenzialità fisiche e mentali.


BIBLIOGRAFIA

- Amabili M., Strategie Cognitive e Mental Training, State of Mind, 2012
- Dotan Ben-Soussan T., Glicksohn J., Goldstein A., Berkovich-Ohana A., Donchin Into the Square and out of the Box: The effects of Quadrato Motor Training on Creativity and Alpha Coherence, Plos One, gennaio 2013 consulta l'articolo online | scarica l'articolo
- Dotan Ben Soussan T., Glicksohn J., Berkovich Ohana A., Donchin O., A. Goldstein, Gender dependent manifestation of functional connectivity following Quadrato Motor Training, 2011 consulta l'articolo | scarica l'articolo
- Dotan Ben Soussan T., Step in time: changes in EEG coherence during a time estimation task following Quadrato Motor Training, 2011 counsulta l'articolo online
- Mc Caugh J.L., Le Port A., Memorie prodigiose, Le Scienze, 2014
- O’ Brien D., Gli esami non finiscono mai, Avallardi, 2012