E-learning

Il sapere è al tempo stesso l'esigenza e lo strumento essenziale dello sviluppo
La piattaforma e-learning di Fondazione Patrizio Paoletti è stata concepita e realizzata per sostenere e implementare i percorsi di lifelong learning che l'ente progetta e sviluppa in Italia e all'estero. Sulla piattaforma sono presenti contenuti ed esercizi fruibili in quattro differenti lingue per far fronte ad un utenza diversificata e diffusa, ad oggi, su quattro continenti. La piattaforma contiene un sapere pedagogico derivato dalle attività di ricerca (neuroscientifica, educativa, didattica e compilativa) che la fondazione promuove e persegue, i corsi sono seguiti da docenti e tutor specializzati. Sulla piattaforma si possono consultare materiali e testi specifici di Pedagogia per il Terzo Millennio, sistema pedagogico che opera per il miglioramento e lo sviluppo del potenziale di relazione tra gli individui.

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Il bilinguismo migliora lo sviluppo cognitivo del bambino

Secondo studi recenti, realizzati nei più avanzati centri di ricerca neuroscientifica, imparare una seconda lingua sin da piccoli può migliorare le capacità di problem solving, la creatività e  il pensiero astratto. Chi è bilingue, inoltre, sembra avere migliori abilità matematiche, di lettura e decisionali rispetto a chi non lo è.

La scuola primaria e dell’infanzia Assisi International School, progetto educativo della Fondazione Patrizio Paoletti, dal 2009 propone ai suoi piccoli allievi l’insegnamento di due lingue (italiano e inglese) sin dai primi anni di età.

La scelta di suggerire alle famiglie quest’offerta formativa è orientata dai risultati della più aggiornata ricerca scientifico-pedagogica , un’attività che lo staff della Fondazione Paoletti porta avanti da oltre 11 anni.

Per diversi anni si è pensato erroneamente che il cervello del bambino nei primi anni di vita avesse forti difficoltà a sostenere un doppio apprendimento linguistico e che la difficoltà nella gestione di una tale quantità di dati potesse essere la causa di ritardi d’apprendimento.

E’ effettivamente vero che, dovendo distinguere tra due codici differenti, nei primi anni di vita i bambini bilingui sono chiamati a impegnare più risorse cognitive. Ma ciò, assicura la neuropsichiatra infantile Rosa Maria Lax, è assolutamente normale. Un bambino bilingue può incontrare difficoltà iniziali con le parole, soprattutto nei primi 12 mesi della sua vita, perché ogni volta deve scegliere di utilizzare una lingua e scartarne un’altra, ma l’importante è che egli inizi a pronunciare delle singole parole entro i due anni di età e intere frasi entro i tre.

Le moderne tecniche di scansione cerebrale (neuroimaging e spettrografia funzionale) anzi, mettendo a confronto il cervello di bambini bilingui e monolingui, dimostrano oggi qualcosa di profondamente diverso.

Sembra che imparare una seconda lingua stimoli maggiormente la struttura del cervello in formazione nei bambini: sebbene sia nei bilingui che nei monolingui le aree cerebrali preposte al linguaggio abbiano uno sviluppo simile, alcune regioni come la corteccia frontale inferiore, implicata nel pensiero e nel linguaggio, si rivelano più attive nei bambini bilingui.

Uno studio dei ricercatori dell’”Università Vita-Salute” e dell’ “Istituto scientifico universitario San Raffaele” ha dimostrato, inoltre, che le persone che conoscono due lingue possono contare su un maggiore sviluppo delle aree cerebrali che sono alla base della capacità di prendere decisioni corrette e veloci.

Chi è bilingue, insomma, ha una marcia in più. E allora qual è l’età giusta per imparare? Secondo i ricercatori, prima si comincia meglio è e l’apprendimento linguistico per il bambino deve essere sistematico e intensivo. Un’esposizione quotidiana alla seconda lingua è molto importante per un migliore sviluppo cognitivo del fanciullo, specialmente a scuola, dove può essere assistito e seguito da professionisti in grado di bilanciare gli sforzi durante l’apprendimento.
 

Assisi International School   |    L’offerta formativa bilingue   |   Ricerca neuro-pedagogica   |   Istituto di ricerca

Fonti:
Il secolo XIX, 10 novembre 2011
Mente & cervello, n. 82, ottobre 2011